Moesano: quo vadis?

Moesano: quo vadis?

Per alcuni grigioni tedescofoni dopo la galleria del San Bernardino inizia il Ticino. Non pochi mesolcinesi si guadagnano la vita con un lavoro svolto nel Cantone limitrofo. I giovani di Lostallo, Cama, Roveredo ecc. preferiscono svolgere la loro formazione a Bellinzona, certo, in prima linea per motivi linguistici. Eppure: l’appartenenza politica ad un centro amministrativo nel nord è antica e ben radicata nella consapevolezza degli abitanti del Moesano. La bussola della mesolcinese e del calanchino indica dunque piuttosto verso nord o verso sud? E: non potrebbe fungere la Mesolcina da spunto di riflessione o persino da modello per un futuro nel quale la collaborazione intercantonale ottiene maggior peso?

di Lino Succetti

Lino Succetti, maestro per una quarantina d’anni in Mesolcina. Corrispondente di giornali e riviste vallerani (cartacei e online) e ticinesi. Gestore di alcuni siti web legati al territorio e attuale redattore della parte moesana dell’Almanacco del Grigioni Italiano edito dalla Pgi. Bild: zVg

Lino Succetti, maestro per una quarantina d’anni in Mesolcina. Corrispondente di giornali e riviste vallerani (cartacei e online) e ticinesi. Gestore di alcuni siti web legati al territorio e attuale redattore della parte moesana dell’Almanacco del Grigioni Italiano edito dalla Pgi. Bild: zVg

Il Moesano (Mesolcina e Calanca) è più orientato verso l’interno del Canton Grigioni o verso il Canton Ticino?

Finora ci sono stati solo dei movimenti politici assai marginali (la Lega dei Mesolcinesi, nata più che altro come movimento di opposizione comunale a Mesocco e l’ormai fantomatica Lega Sud Ticino) che hanno sostenuto ufficialmente che la Regione Moesa dovrebbe abbandonare il Canton Grigioni per entrare a far parte del Canton Ticino.

I principali argomenti a sostegno di questa tesi sono di natura politica e linguistica. Ci si lamenta della poca o nulla considerazione riservata alla periferia. Si cita ad esempio la difficoltà di ricevere risposte in italiano quando ci si rivolge all’amministrazione cantonale, spesso anche alla polizia, come già capitato con il numero 117 con problemi linguistici in caso di richieste d’interventi urgenti, denotando pure una mancanza di attenzione verso la comunità italofona in generale. Basandosi su degli argomenti di natura geo-economica si evidenzia l’assenza di barriere geografiche tra l’area del Bellinzonese e le vallate della Mesolcina e della Calanca, situazione che ha permesso di sviluppare un tessuto economico integrato a cavallo del confine amministrativo. Alcune aziende moesane hanno in Ticino la principale area di sbocco commerciale, mentre molti residenti nella Regione esercitano la propria professione nel limitrofo Canton Ticino. Ciò vale anche per la maggioranza degli studenti che, terminata la scuola dell’obbligo, frequentano le scuole superiori o di apprendistato ticinesi.

Pur auspicando ulteriori miglioramenti nei rapporti tra la Regione Moesa e l’interno del Cantone, a volte richiesti a giusta ragione e altre con dei piagnistei evitabili e dei pregiudizi che lasciano il tempo che trovano, a parte i due movimenti assai marginali e spesso propensi alle «boutade» provocatorie citati sopra, malgrado la mancanza di sondaggi ufficiali,

si può ben dire che, sia storicamente e pure ai nostri giorni, nel Moesano sia ben radicata l’appartenenza al Canton Grigioni, convinti che un cambiamento di rotta sarebbe assai controproducente per la Regione stessa.

Ciò nonostante nessuno mette in discussione l’importanza dello sbocco naturale del Moesano verso il Bellinzonese (specialmente la bassa e media Mesolcina pure interessata da una crescente migrazione residenziale proveniente dal Ticino stesso, facilitata dai collegamenti stradali e pure ferroviari tramite le vicine stazioni di Castione e specialmente Bellinzona dall’avvento di Alptransit) e le importantissime relazioni economiche, occupazionali, scolastiche, sanitarie, ecc., rese però possibili grazie alle fattive collaborazioni e accordi stipulati proprio tra Grigioni e Ticino.

Sguardo in territorio di Mesocco con in primo piano l’autostrada A13 e sullo sfondo le vestigia del passato e simboli del potere del tempo che fu, con le ruine del castello e la sottostante chiesa di Santa Maria, già citati dal 1219. La chiesa presenta (o nasconde visto che è quasi sempre chiusa) tra l’altro il ciclo di affreschi dei maestri seregnesi, datati della metà del 400, che illustrano con grande realismo le attività quotidiane di contadini e artigiani scandite dal ritmo dei mesi. (foto Lino Succetti)

Mesolcina e Calanca storicamente legate alle Tre Leghe e poi al Canton Grigioni

Il discorso dell’appartenenza del Moesano al Canton Grigioni parte da lontano ed è radicato nel corso dei secoli. Come scrive lo storico Marco Marcacci [1]: «L’aggancio verso nord delle vallate del Grigioni italiano fu precoce e avvenne in condizioni molto diverse rispetto alle contrade ticinesi: non come paesi sudditi, bensì̀ come parti costituenti e sovrane dello Stato delle Tre Leghe.»

«Fu un’adesione motivata essenzialmente dalla volontà̀ di sottrarsi ad altre forme di dominio, feudali, signorili o ecclesiastiche…».

Poi con il passaggio dallo Stato delle Tre Leghe al Cantone dei Grigioni, anche la Mesolcina perse d’importanza strategica ed economica e cercò in seguito di ritrovare un ruolo, soprattutto nei transiti, tramite la strada commerciale del San Bernardino. L’apertura della galleria autostradale del San Bernardino nel 1967 ha poi dato la possibilità di raggiungere facilmente la capitale cantonale anche durante la stagione invernale. Prima il collegamento verso Coira era possibile solo tramite il lungo itinerario ferroviario che toccava ben cinque cantoni. Purtroppo la crescita del traffico attraverso il San Bernardino ha anche rilevato diversi lati negativi specialmente riguardanti il tracciato poco adatto al traffico pesante, sempre intenso malgrado il collegamento autostradale N2 del San Gottardo e l’apertura del traforo ferroviario Alptransit.

Il chiaro sì in quasi tutto il territorio cantonale per mantenere il principio della «lingua del vicino» per un insegnamento delle lingue conforme al Piano d’insegnamento 21 (una lingua cantonale dalla 3a. classe, l’inglese dalla 5a. classe) è stato un incoraggiante segnale anche dalla parte germanofona a favore del rispetto delle minoranze e della coesione cantonale.

Il chiaro sì in quasi tutto il territorio cantonale per mantenere il principio della «lingua del vicino» per un insegnamento delle lingue conforme al Piano d’insegnamento 21 (una lingua cantonale dalla 3a. classe, l’inglese dalla 5a. classe) è stato un incoraggiante segnale anche dalla parte germanofona a favore del rispetto delle minoranze e della coesione cantonale.

Alcuni segnali di attrito con la maggioranza tedescofona più che altro a livello di minoranza linguistica

È innegabile che a livello cantonale si sono presentate delle azioni che hanno osteggiato non solo il Moesano ma tutta la realtà italofona del Cantone, con parte dell’opinione pubblica tedescofona che ha messo in discussione i diritti della minoranza di lingua italiana e il ruolo dell’italiano quale lingua cantonale. Come con la Legge sulle lingue, accettata dal Gran Consiglio dopo un lungo iter parlamentare ed entrata in vigore solo dopo aver superato nel 2007, con un risicato 54%, lo scoglio del referendum popolare che la voleva, con una campagna tra polemiche e toni aspri, a tutti i costi ostacolare.

Molto si è dovuto pure rivendicare per anni e qualcosa in più si spera ancora di ottenere per avere un’adeguata rappresentanza di italofoni nell’amministrazione pubblica cantonale e per la presenza dell’italiano nelle informazioni emesse dal Cantone.

Schermata del nuovo sito della  Regione Moesa  totalmente rinnovato nella veste grafica stilisticamente uniforme ed arricchito di numerose nuove funzionalità attraverso le quali gli utenti possono accedere, visualizzare ed utilizzare le varie informazioni di interesse comunale e regionale, scegliendo tra le diverse banche dati disponibili. Lo si spera foriero di buone notizie e di validi programmi per il futuro, non solo auspicati ma poi finalmente concretizzati.

Schermata del nuovo sito della Regione Moesa totalmente rinnovato nella veste grafica stilisticamente uniforme ed arricchito di numerose nuove funzionalità attraverso le quali gli utenti possono accedere, visualizzare ed utilizzare le varie informazioni di interesse comunale e regionale, scegliendo tra le diverse banche dati disponibili. Lo si spera foriero di buone notizie e di validi programmi per il futuro, non solo auspicati ma poi finalmente concretizzati.

Altra legge andata fortunatamente a buon fine per la cosiddetta coesione cantonale è stata quella scolastica, che il Gran Consiglio ha passato al vaglio nella sessione di marzo del 2012. Ha prevalso la proposta del Governo cantonale e della Commissione per la formazione e la cultura di mantenere il principio della «lingua del vicino» per un insegnamento delle lingue conforme al Piano d’insegnamento 21 (una lingua cantonale dalla 3a. classe, l’inglese dalla 5a. classe). Diverse sono però state le esternazioni fatte da parte tedescofona da chi avrebbe voluto potenziare l’insegnamento dell’inglese a scapito dell’italiano, considerato di scarsa importanza per una parte della maggioranza tedescofona. Ciò avrebbe creato preoccupanti discriminazioni per gli studenti italofoni e romanci. Dopo un confronto duro e impegnativo, la grande maggioranza del Parlamento cantonale prima e poi il chiaro verdetto popolare contro la minacciosa iniziativa per ribaltare la decisione del Parlamento stesso, sono stati però un chiaro e quasi unanime e incoraggiante segnale anche dalla parte germanofona a favore del rispetto delle minoranze e della coesione cantonale.

La prima spinta per individuare, sostenere e proporre progetti di amministrazione e sviluppo deve partire dalla Regione stessa (Comuni, enti, politici, ecc.).

Ai nostri giorni, tutte le forze coinvolte dovrebbero infatti darsi una mossa e in alcuni casi, oltre alle varie visioni mettere finalmente in campo un po’ più di realismo e concretezza, che non guasterebbero. Oltre che insistere con delle motivate e importanti rivendicazioni verso il Cantone specialmente da parte dei Comuni, della Regione e dei rappresentanti vallerani nel Parlamento cantonale, l’importante nel Moesano è il trovar compattezza fra i vari soggetti politici, istituzionali ed economici, regionali e comunali (in certi casi troppo litigiosi come ormai da anni specialmente nel capoluogo Roveredo che dovrebbe essere invece il traino per l’intera Regione).

Bisogna saper individuare e sostenere i vari progetti di amministrazione e sviluppo da porre poi con serietà, lungimiranza e nel rispetto del territorio, verso il Cantone e la Confederazione,

curando pure l’indispensabile collaborazione anche con il canton Ticino, come avviene già da anni per esempio in materia scolastica (medie superiori, scuole professionali di base e specializzate superiori) grazie ai buoni rapporti tra i responsabili dei due Cantoni (ovviamente spetta agli allievi grigionesi decidere poi se continuare gli studi in Ticino o scegliere, come avviene in molti casi il proseguimento degli studi a Coira).

Scorcio della zona industriale sviluppatasi a San Vittore, dove non tutti i complessi purtroppo sono riusciti a portare i valori aggiunti e la manodopera promessa da imprenditori e politici al momento dell’acquisizione dei terreni. Un ulteriore sviluppo dell’area auspicato anche dal Cantone quale polo di sviluppo industriale su parte dei terreni dell’ex aeroporto militare (espropriati tanti anni fa per pochi soldi ai contadini) ha ricevuto il veto dell’Assemblea comunale, propensa a conservare l’area per la salvaguardia dei terreni agricoli. (foto Lino Succetti)

Purtroppo in altri ambiti gli scenari contemplati, a causa di troppe mancanze organizzative o di mezzi e magari con l’aggiunta di un po’ di campanilismo, finiscono e restano completamente o almeno parzialmente nel cassetto, come ad esempio:

  • il tanto atteso rilancio del San Bernardino e l’eventuale rinnovamento e riapertura degli impianti sciistici in zona Confin e dello sfruttamento della sorgente minerale;

  • un Ente Turistico del Moesano con il coinvolgimento attivo di tutti i Comuni;

  • un piano di sviluppo edilizio e industriale sostenibile grazie a una migliore pianificazione edificatoria e degli spazi artigianali e industriali, con degli insediamenti che garantiscano dei veri valori aggiunti. In questo ambito l’obbligatorietà per i Comuni di adattarsi per i prossimi cinque anni alla nuova Legge cantonale grigionese sulla pianificazione territoriale, a sua volta determinata da Berna, dovrebbe contribuire a programmare meglio ed evitare ulteriori sperperi pianificatori;

  • bisognerebbe inoltre realizzare un collegamento diretto allo svincolo autostradale dell’area industriale di San Vittore, in alternativa al lungo e tortuoso percorso attuale specialmente degli autocarri attraverso l’abitato di San Vittore;

  • il Centro sportivo e relativa piscina, mancante da una decina d’anni e richiesto anche ultimamente con una sottoscrizione online per ridar vita a un centro sportivo regionale polivalente, aggregativo e turisticamente valido;

  • sembrerebbe pure avere una buona prospettiva di riuscita il progettato Parco Regionale della Val Calanca, idea nata dalle ceneri del Parc Adula;

  • altro tema da riesumare, ma per ora le prospettive in Mesolcina sembrano scarse, dopo il primo tentativo riuscito con l’agglomerazione di Grono con Leggia e Verdabbio più che altro stimolata dai contributi finanziari cantonali, sarebbe quello di nuove fusioni comunali;

  • in attesa delle fusioni bisognerebbe almeno sviluppare enti e strutture regionali in aggiunta a quelli già attivi come Spitex per la cura a domicilio, case anziani, scuole di avviamento e secondarie, pompieri, ospedale, ambulanza, raccolta e smaltimento rifiuti. (In questo ambito, oltre che per gli accordi ospedalieri e le scuole superiori, esiste proprio una stretta collaborazione con il Canton Ticino, che dal 2009 porta in Mesolcina, con i relativi problemi di impatto ambientale da monitorare costantemente, ma pure con cospicue entrate per le finanze comunali, le scorie e le ceneri lavate dell’inceneritore rifiuti di tutto il Canton Ticino, che a sua volta riceve e tratta pure i rifiuti raccolti nel Moesano).

Sguardo sul villaggio di Landarenca che si trova ad un'altitudine di 1252 metri sul mare su una terrazza nella parte destra della Val Calanca. Il paese fino al 1980 era autonomo, poi si è unito con Arvigo. Landarenca è raggiungibile solo a piedi o con una teleferica. (foto Lino Succetti)

Seppur perfettibili, le attenzioni da parte del Canton Grigioni e i vari accordi con il limitrofo Canton Ticino non mancano e sarà questa la via da seguire anche in futuro.

Non si possono terminare queste riflessioni seppur parziali sul tema Cantone Grigioni e Moesano senza ricordare quanto già è stato e vien fatto anche dal Cantone per le regioni periferiche e le minoranze in generale. Per esempio dalla politica linguistica che si basa in parte sull’intervento diretto del Cantone per la scuola e l’amministrazione e soprattutto sul principio di sussidiarietà, come nel caso della Pro Grigioni Italiano (Pgi) che può usufruire di cospicui aiuti cantonali e federali atti alla salvaguardia della lingua e cultura italiana. La Pgi dispone del segretariato proprio a Coira dove è stata fondata nel lontano 1918 dal roveredano Arnoldo Marcelliano Zendralli e nel Moesano è presente dal 1942 con la sezione Mesolcina/Calanca con da diversi anni un proprio collaboratore regionale.

Panoramica della discarica di Lostallo-Sorte, gestita dalla Corporazione dei Comuni del Moesano per la raccolta e l’eliminazione dei rifiuti CRER, dove dal 2009 vengono demetalizzate e depositate le scorie con le ceneri lavate del Moesano e dell’intero canton Ticino, provenienti dall’Inceneritore dei rifiuti (detto anche Termovalorizzatore) di Giubiasco. (foto Lino Succetti)

Nonostante le critiche e le insufficienze che gli si possono ancora rimproverare ed emerse anche durante i dibattiti sulla controversa votazione No Billag, un ruolo molto importante di collegamento e informazione anche per le Valli grigionitaliane e l’interno del Cantone lo svolge pure, negli ultimi anni dopo alcune rivendicazioni più che giustificate e in parte esaudite riguardanti l’aumento del personale e dei minuti di trasmissione,

l’ente radiotelevisivo della RSI, che rimane in pratica la sola istituzione non solo cantonticinese ma per tutta la Svizzera italofona.

Occorrerebbe pure un aiuto maggiore anche da parte cantonale per finanziare la stampa cartacea «La Voce del San Bernardino» e il giornale online «Il Moesano», organi di informazione importanti specialmente per la cronaca locale, i comunicati, il dibattito e gli approfondimenti sugli argomenti della Regione Moesa e di chi in essa vive.


[1] Citazione da una relazione presentata da Marco Marcacci a Poschiavo il 14 maggio 2010 al Convegno di «Coscienza svizzera» e pubblicata sul no.33 dei Quaderni Pgi del 2011.

 

 

Il confine: un’opportunità, non un ostacolo

di Raffaella Castagnola Rossini

Raffaella Castagnola Rossini è direttrice della Divisione della cultura e degli studi universitari del DECS, Repubblica e Canton Ticino. Bild: zVg

Raffaella Castagnola Rossini è direttrice della Divisione della cultura e degli studi universitari del DECS, Repubblica e Canton Ticino. Bild: zVg

In un contesto geografico mondiale contraddistinto dalla crescita di non luoghi e urbanismi standardizzati, il ruolo delle identità regionali assume una rilevanza per certi versi inaspettata. Se consideriamo quanto siamo distratti da flussi fisici e virtuali che caratterizzano la nostra vita professionale e privata, può sembrare strano dare tanta importanza a etichette regionali quali Sopra-Sottoceneri, Ticinese-Grigioni italiano, Verzasca-Maggia. Probabilmente è questa una delle risposte che il territorio dà alla progressiva normalizzazione dei paesaggi urbani e suburbani, che consente al cittadino di immedesimarsi nella comunità che lo accoglie.

D’altro canto, la situazione linguistica nel Cantone dei Grigioni riproduce in piccolo le dinamiche nazionali, che mettono in rapporto una lingua di forte maggioranza, il tedesco, e due lingue minoritarie, romancio e italiano. La legislazione, federale e cantonale, garantisce la parità di status ufficiale delle lingue e prevede specifiche misure a sostegno delle minoranze autoctone. Un punto di forza per l’italiano nel Moesano è la compattezza del territorio e la contiguità con il Cantone Ticino, che funge da territorio di appoggio linguistico e socioeconomico. Altro punto di forza è la coesione identitaria e culturale dell’intero Grigionitaliano, a cui contribuiscono sia le autorità a tutti i livelli, sia la Pro Grigioni Italiano. Un obiettivo della politica linguistica è il consolidamento dell’italofonia nell’intero cantone, scavalcando l’aspetto territoriale per applicare un principio di coesione sociale, come messo in evidenza recentemente da Giuseppe Falbo nella Rivista Babylonia (3/2018); questo passa dall’attuazione di misure che incentivano il plurilinguismo e la comprensione tra le comunità linguistiche, come quelle previste, per es. nel Piano di studio 21.

Un punto d’appoggio italofono fuori cantone è offerto dall’Osservatorio culturale del Cantone Ticino. L’Osservatorio è infatti un servizio orientato fin dalla nascita alla salvaguardia e alla promozione della lingua e della cultura italiana in Svizzera. Ad esempio, seppure non vi siano accordi formali in tal senso, l’Osserevatorio aggiorna e propone un’agenda culturale che copre anche i territori del Grigioni italiano. Il confine cantonale rappresenta qui un’opportunità, non un ostacolo: le diversità storiche e amministrative diventano luogo d’incontro con potenziali propri non solo dal punto di vista culturale, ma anche economico e turistico.

O mamma mia, o che tormento!

von Hansruedi Schiesser

Hansruedi Schiesser war Regionalplaner, Projektentwickler und Wirtschaftsjournalist sowie Vizepräsident von Graubünden Ferien. Bild: zVg

Hansruedi Schiesser war Regionalplaner, Projektentwickler und Wirtschaftsjournalist sowie Vizepräsident von Graubünden Ferien. Bild: zVg

Klar, das Misox ist in einigem mehr Magermilch als Vollmilch. Und certo, mal vorweg: nur wegen der Lega muss man nicht Kantonsgrenzen verschieben – wenn man die Möbel umstellen will, muss man ja nicht gleich das ganze Haus abbrennen.

Unser Nanny–Staat sorgt doch für alle. Wir haben die Minderheiten- und die Sprachorganisationen, die Regional- und die Tourismusvereine, die Zusammenarbeit Ticino–Grigioni, die RSI. Viel unauffällige, bewährte Kleinarbeit. Und diese wegen alltäglichen noccioline (eben «peanuts») aufzumischeln ist Lega-sthenie – einfach verdreht.

Chur ist vielleicht nicht die Supernova. Klar sind die Bündner Potenzialarmen overmanaged und underled und die Bündner Regional–Politik wie ein Pizza-Service, man weiss nie, was man so kriegt…

Wieviel ist das Misox ticino- oder grigioni­­-orientiert? Ist wohl sehr individuell. Wir sind meist mehrere «Wir». Kein Fake: Die Moesa fliesst abwärts. Der Geldstrom von Chur auch. Und das Misox bleibt immer eine Randregion – von beiden Seiten her gedacht. Da kann man sich noch so lange einen neuen Aggregatszustand erhoffen.

Konstruierte Identitäten sind immer gefährlich. Aber was sind denn diese Nützlichkeitsmaximierer gegen ein besseres Selbst, die tolle Landschaft, die Regional–Seele, die Sprache, die «lingua del vicino»… den Zusammenhalt? Wir haben ein Tohuwabohu des «Wir». Wenn ein stabiler gemeinsamer moralischer Horizont verschwindet und durch eine Kakophonie polarisierender Interessenkonflikte ersetzt wird, frohlocken die grossen Zampanos, die Trump–Salvini–Identitären.

Ländliche Minderheiten–Geschädigte sind da besonders anfällig. Sie suchen dann nach so einer Lega-Bombastika – mit ihrer weichgespülten, staatsruinierenden Effizienz-Poesie: «Los von Chur. Wir werden euch das richten.» Der andere grosse Führer meinte ja schon: «Je grösser die Lüge, desto mehr folgen ihr.»

Themawechsel. Diese vermeintliche Misox-Verkrachtheit ist doch gar nicht so schlecht. Irgendwann wird aus lauter Scheitern aus diesen San Bernardino Bergbahnen und Mineralwässern oder Kleinbetrieben mal was Neues. Mit etwas innerer Steinbockigkeit und freudiger Bocksprungigkeit wäre das zu lösen.

Wenn man vom Leben und von der A13 feinstaubgebeutelt ist, verliert man doch auch nicht so schnell seine Sprache oder Identität. Auch wenn man mehrheitlich das neue Schweizer Waffenrecht zu rigide fand, die fundamentale Erfahrung der Bedeutungslosigkeit der eigenen Existenz sollte auch den Misoxern nicht ungeläufig sein. Vielleicht nützt’s um (haha, beamtensprachig) die Interpretationsdifferenzen produktiv implementieren zu können.

Akzeptiert doch die Realität: bildet eine gemeinsame Rettungsgasse. Mit den Besten. Mit so einem goldenen Mittelweg zwischen plusternder, pseudowirtschaftlicher Lega–Rammbockigkeit und nostalgischer Bündner Identitäts–Verspanntheit. Aber unbedingt italofono.